
uno dei pochi italiani che rispondono alle mail
caro Andrea, come puoi immaginare condivido quello che scrivi, specie in merito alla distinzione tra sostanza (cristiana) e forma (cristiana?): quest'ultima pare diventata la sola cosa che preme alle autorità ecclesiastiche e al potere politico.
Mi dispiace, solo, che la voce dei tanti cristiani che la pensano come te sia - come dire - poco organizzata e poco udibile. Uno dei recenti misteri italiani è la capacità della Chiesa si soffocare le proprie voci critiche, la propria storia sociale. Forse il caso Boffo aiuta a capire quanto sia diventato difficile, e rischioso, dire, in Italia, qualcosa di cristiano.
Grazie della tua lettera
Michele Serra
di seguito la lettera inviata:
Caro Michele Serra, sono un insegnante di religione (fino a giugno, 14 ore
la settimana...) e ti scrivo in merito alla famosa questione della rimozione
dei crocefissi dalle aule scolastiche.
Un senso di fastidio è il sentimento dominante che continua ad
accompagnarmi. E' forse lostesso senso di fastidio che provo ogni volta che
si parla dei “valori cattolici” e li si vuole imporre per legge.
Avverto un forte richiamo ad accostamenti superati dalla storia, oltre che
dalla teologia del Vaticano II e, in particolare, dalla sua Dichiarazione
sulla libertà religiosa.
Mi pare che quella del crocifisso sia una di quelle questioni inventate di
proposito allo scopo di strumentalizzare sentimenti e simboli che sono molto
lontani da ciò che i partiti sostenitori della campagna sul crocifisso
praticano quotidianamente nelle loro azioni di governo. Proprio chi è
propugnatore di leggi in radice anticristiane, come la legge
sull’immigrazione (sì, la Bossi-Fini); proprio coloro che, rappresentando il
potere pubblico, anziché cercare il bene comune e in speciale modo quello
dei deboli e degli ultimi, preferiscono tutelare e proteggere gli interessi
dei forti e potenti.
Dio, però, ha scelto di stare con gli ultimi:
è sulle carrette piene di disperati che solcano il mediterraneo per cercare
in Europa un po' di speranza. É morto, in fondo al mare, con quelli che il
mare si è portato via nella loro ricerca di un luogo dove poter vivere
dignitosamente. Mettiamo pure dovunque il Crocifisso, a condizione che chi
lo espone voglia, con quel gesto, accettare di incontrarlo e di onorarlo
nella persona dei tanti che ogni giorno sono costretti a salire sullo stesso
Golgota.
Non sentirò più il fastidio di questi dibattiti, quando vedrò anche molti
dei nostri bravi cattolici praticanti non più assenti, non più indifferenti
(quando non addirittura d'accordo...) con frasi, con scelte, con leggi, con
comportamenti che riducono il crocifisso a un oggetto. Quando la
preoccupazione dominante è quella della tutela del proprio benessere,
ponendo le cose prima delle persone, rischiamo di trasformare in idolo anche
quello che si trova in chiesa. Quello che siamo grida più forte di quello
che diciamo: diamo onore al Crocifisso con scelte che davvero dimostrino che
abbiamo imparato la sua lezione, non con l’appello a leggi e circolari.
Con affetto. Andrea