
Lettera inviata (e pubblicata, non come certi settimanali diocesani...) sul settimanale della diocesi di Torino (http://www.ilnostrotempo.it/), in risposta ad un articolo contro la fiom dello stabilimento fiat di Pomigliano.
Caro direttore,
sono un abbonato e Le scrivo in merito all'articolo di Mario Berardi “L'errore Fiom a Pomigliano” etichettato come autolesionismo. Non mi è piaciuto.
Ne ho discusso con un amico (abbonato anch'esso..) cattolico- democratico (o cattocomunista, come si è definito lui dopo gli ultimi attacchi alla Costituzione del nostro presidente del consiglio..) e mi ha sorpreso dicendomi che stava con la Fiom, in quanto vedeva come poco per volta si cercano di togliere diritti conquistati con le lotte sindacali dei nostri genitori.
Ho lavorato 8 anni e mezzo in una fabbrica metalmeccanica come operaio alla tristemente famosa catena di montaggio e so cosa vuol dire. Sono anche stato delegato sindacale per un 2 anni della “cattivissima” FIOM-CGIL. In riguardo a conciliare l'essere un cattolico con l'impegno nel sindacato (“rosso” per giunta...), conservo ancora l'articolo che mi fece il mio parroco, durante il giubileo dei lavoratori del 2000: “Una bandiera rossa a Tor Vergata”. Ho avuto modo di conoscere Guido Cremaschi quando era a capo dei metalmeccanici Fiom in Piemonte e non ho mai apprezzato il suo estremismo.
...Però... Siamo proprio sicuri che sia stato lui a convincere la sua organizzazione ad una guerra senza tregua o sono stati i lavoratori stessi a convincerlo? Il 36% dei voti dei lavoratori contrari all'accordo mi pare che ne sia la dimostrazione.
Quelle che nell'articolo vengono chiamate clausole forti sullo sciopero e sulla malattia sono in realtà condizionamenti al diritto di sciopero tutelato dall'articolo 40 della Costituzione e dallo Statuto dei lavoratori (che quest'anno compie 40 anni e che il ministro Sacconi vorrebbe cambiare con un indefinito Statuto dei lavori), in cui si prevedono azioni disciplinari e persino licenziamenti.
In riguardo poi agli scioperi solo al sabato o le assenze epidemiche a Termini Imerese, mi piacerebbe un po' più di rispetto per i lavoratori, informandosi meglio sui fatti. Lo sciopero a Termini Imerese, infatti, è stato proclamato dopo che la Fiat non aveva mantenuto la promesse di un maxischermo per la partita dell'Italia. Prova ne è stata la protesta degli operai davanti ai cancelli durante l'altra partita dell'Italia.
Come ha ricordato nell'editoriale dal titolo “Ma la porta deve stare aperta” di Avvenire di mercoledì 23 giugno Francesco Riccardi, “La Fiat deve impegnarsi a ricercare il consenso più vasto possibile, offrendo alla Fiom la possibilità di rientrare in gioco. Meglio perdere altre due settimane al tavolo negoziale, che cercare di approfittarne subito. Perché se tutti i sindacati, Fiom compresa, avevano accettato l'organizzazione su 18 turni (sabati compresi, dunque), il ridisegno delle pause (ridotte da 30 a 20 minuti a fine turno) e l'aumento degli straordinari, il più è fatto”.
Non trova anche Lei, Direttore?
Distinti saluti
6 commenti:
Ma siamo sicuri che tutti quelli che blaterano su Pomigliano sulla Fiom e sulla Cgil in genere sanno cosa vuol dire lavorare, battersi per i diritti sindacali e sociali,scioperare e pagarne le conseguenze? In questi giorni ho letto di tutto e di più, giornalisti e commentatori economici che non sanno neppure come si afferra un cacciavite, pennivendoli farneticanti che non hanno mai scioperato perchè appartengono loro si alla casta, quelli dei garantiti dal sistema, garantiti perchè sempre e comunque funzionali al sistema. Resistere, per quanto possibile, per noi e per chi verrà dopo di noi. Altro da fare non c'è.
Ma la risposta, quale è stata?
non lo sanno, caro antenor, non lo sanno... mica come i lavoratori telecom che sono in grado di riparare una ventola del radiatore della macchina, disattivando l'antifurto come un ladro professionista (ah, grazie ancora...).
la risposta luca non c'è stata, ma a me basta che me l'abbia pubblicata.
La risposta spero che se la diano i lettori
Ma va' a lavorà!
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