
con questa lettera, inviata al settimanale della diocesi di vercelli "il corriere eusebiano", mi tirerò le critiche dei miei amici comunisti, ma mi sembrava giusto farlo.
mi è venuta un po' lunghina, ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.
Caro direttore,
Le chiedo ospitalità per una riflessione in merito al mancato invito di alcuni familiari di persone in stato vegetativo alla trasmissione “Vieni via con me”, di Fazio e Saviano.
Non sono bastati gli appelli dei portavoce delle 34 associazioni di malati e famigliari;
non sono bastate le firme di oltre 50 parlamentari dei 2 schieramenti, PD e PDL;
non è bastato un documento approvato dall'assemblea del Forum delle associazioni familiari (quello del Family day a Roma di qualche tempo fa, ndr), in cui si ribadiva con forza la richiesta che le famiglie dei disabili gravi abbiano diritto di replica e che le posizioni sul tema del fine vita siano ribilanciate;
non è bastato l'appello di Avvenire “fateli parlare”, firmato da centinaia di cittadini.
Alla fine la storia delle persone che continuano a vivere in stato vegetativo, grazie all'amore di famigliari ed amici che rifiutano di “staccare la spina”, come se fossero un televisore, non interessava.
Nel programma evento dell'anno “Vieni via con me”, nella seconda puntata si è presentata l'eutanasia senza mai nominarla. E pensare che Rosa Luxemburg scriveva che “Chiamare le cose col loro nome è un gesto rivoluzionario”..
“Chi non si è sentito rappresentato da questa trasmissione, può farne un'altra: e noi la guarderemo”, ha detto Fabio Fazio. E no, caro Fazio: il tuo contratto milionario con la rete pubblica prevede che si debbe assolvere un servizio pubblico, garantendo la visibilità a tutti quelli che pagano il canone.
Peccato anche che lo stesso Fazio dimentichi che anni fa, lui stesso e non altri, conducesse una trasmissione che si intitolava “Diritto di replica”. Già: la memoria ogni tanto fa brutti scherzi..
Peccato, ancora, che, come ha scritto il famoso critico televisivo del Corriere della Sera, Aldo Grasso, “il solo diritto di replica esercitato dalla RAI sia quello di proporre continuamente le repliche di programmi già andati in onda mille volte”. Condivido.
Si sarebbe potuto raccontare la storia di una mamma, Giancarla Saglio Dominoni, che da sei anni assiste in casa, giorno e notte, il figlio in stato vegetativo, aiutata dal marito, dagli altri due figli, dai terapisti e dai volontari che hanno imparato ad amarlo, pur nel suo stato di silenzio;
si sarebbe potuto raccontare la storia di Mario Melazzini, medico, malato di Sla e presidente dell’associazione che riunisce questi malati
(bello il video girato all'ospedale san paolo a milano il 29 aprile 2010
http://
www.youtube.com/watch?v=x4H2B8kpXBk);
oppure quella di Fulvio De Nigris e la sua “Casa dei risvegli”
(http://
www.casadeirisvegli.it/cmx/htdocs/sezioni.php?op=view&key=IDSEZIONE&keyvalue=1).
I casi mandati in onda eran già noti: una morte invocata e ottenuta (Piergiorgio Welby) e una morte procurata (Eluana Englaro). Le famiglie italiane che nascondono al loro interno drammi di vite amate e curate al di là di ogni speranza, invece, sono sconosciute e inedite.
La dedizione di queste famiglie ricorda la grandezza del medico di Camus, che curava gli appestati pur sapendo di non poter guarirli. E' l’amore incondizionato. Quello per cui un essere umano dice ad un altro essere umano: continuerò a fare tutto per te, anche quando non potrò fare più nulla.
Un giornalista (Curzio Maltese di Repubblica, ndr) ha scritto della richiesta di un “Comizio ideologico di un movimento integralista cattolico”. Comizio? Ideologico? Integralista? Ma perchè tanto disprezzo? Forse perché la sofferenza ci fa paura? Ma non è evitando di affrontare il problema, che si elimina la sofferenza dal mondo...
Concludo con un elenco nello stile del programma di Rai3, del deputato cattolico del PD Enrico Gasbarra. Lo sottoscrivo in pieno.
Vado via perché vincono sempre i forti.
Rimango perché l’amore per la vita sempre e comunque è più forte dei forti.
Vado via perché un malato e i suoi familiari non contano quanto un ministro della Lega.
Rimango perché i ministri e i programmi tv passano, ma i buoni esempi restano.
Vado via, perché c’è la macchina del fango, ma anche quella del silenzio verso chi ha idee diverse. Rimango, perché la voce dell’amore rompa il silenzio.
Vado via, perché i cattolici vengono applauditi quando parlano di pace, di solidarietà e contestano il premier per il suo stile di vita, ma vengono fischiati o ignorati quando rivendicano i princìpi della loro fede, sulla vita, la famiglia e l’aborto.
Rimango, perché i cattolici rispettano la laicità dello Stato e la loro fede prescinde dagli applausi di convenienza e non si spaventa dei fischi.
Vado via, perché non c’è più il partito dei cattolici.
Rimango, perché i cattolici sono liberi e non hanno bisogno di un loro partito.
Vado via, perché alcuni valori non sono più di moda.
Rimango, perché le mode passano.
Vado via, perché lo Stato non è vicino ai bisogni dei deboli.
Rimango, per difendere lo Stato dai forti.
Vado via, perché non mi sento rispettato.
Rimango, perché tutti siano rispettati.